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Perizie civili

Capacità di fare testamento e donazione

Non tutti possono fare testamento; vi sono infatti dei soggetti ai quali la Legge non riconosce la cosiddetta capacità di testare. Non possono fare testamento: coloro che non hanno compiuto la maggiore età; gli interdetti per infermità di mente; coloro che, sebbene non interdetti, si provi essere stati, per qualsiasi causa, anche transitoria, incapaci d’intendere o di volere nel momento in cui hanno fatto testamento.

 

E' compito del consulente psichiatra stabilire la sussistenza o meno dell'abituale infermità di mente o di una infermità psichica solo intermittente o transitoria. Nel qual caso è ancora il consulente psichiatra che dovrà stabilire se, nel momento della redazione del testamento, la persona si trovasse in condizioni di totale incapacità di intendere e volere, per quanto transitoria (cosiddetta incapacità naturale), cioè fosse assolutamente privo della coscienza del significato dei propri atti e della capacità di autodeterminarsi. Analogo, con qualche lieve differenza, il caso della donazione.

Interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno

Il consulente psichiatra viene chiamato in causa dal Giudice o da una delle parti per stabilire se una persona si trovi (o non si trovi più) in condizioni di mente tali da rendere necessaria una pronuncia di interdizione, rendere possibile una pronuncia di inabilitazione, o rendere consigliabile la nomina di un amministratore di sostegno.

Si ha interdizione giudiziale quando colui che si trova affetto da grave ed abituale infermità di mente è dichiarato, con sentenza, incapace di provvedere ai propri interessi. Dalla sentenza di interdizione deriva l’incapacità totale di agire dell’interdetto in materia di negozi patrimoniali e familiari, ma nella stessa sentenza il giudice può stabilire che l’interdetto può compiere taluni atti di ordinaria amministrazione senza l’intervento ovvero con l’assistenza del tutore.

L’inabilitazione è una situazione giuridica conseguente a particolari condizioni psico-fisiche del soggetto, che lo pongono in condizione di parziale incapacità. Si può avere inabilitazione nei casi di: infermità abituale di mente non grave da cui sia affetto il soggetto maggiore di età; prodigalità (ossia l’abitudine di spendere in modo disordinato e smisurato in relazione alle proprie condizioni economiche) o abuso di bevande alcoliche o stupefacenti, quando tali pratiche espongano il soggetto o la sua famiglia a grave pregiudizio economico; imperfezioni o menomazioni fisiche, come la sordità o la cecità dalla nascita o dalla prima infanzia, che non siano state accompagnate da un’educazione correttiva tale da assicurare al soggetto una sufficiente autonomia psico-fisica. 

A differenza dell’interdetto, l’inabilitato: può compiere da solo gli atti di ordinaria amministrazione; può compiere gli atti di natura personale (matrimonio, riconoscimento di figlio naturale); può compiere gli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione con l’ autorizzazione del giudice tutelare e il consenso del curatore; può compiere gli atti di disposizione con l’autorizzazione del tribunale e l’assistenza del curatore, se curatore non è il genitore; può essere autorizzato all’esercizio di un’impresa commerciale, purché si tratti di continuazione di attività già intrapresa.

L’amministrazione di sostegno, oggi largamente utilizzata al posto di interdizione e inabilitazione in quanto procedura giuridicamente più snella (e in capo al Giudice Tutelare), offre a chi si trovi in condizioni di menomazione fisica o psichica o nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, uno strumento di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire.

Il soggetto nei cui confronti è disposta l’amministrazione di sostegno, conserva la capacità di agire in relazione a tutti quegli atti che non richiedano la necessaria rappresentanza o assistenza dell’amministratore di sostegno. L’ambito di applicazione dell’amministrazione di sostegno va individuato con riguardo alla maggiore idoneità di tale strumento ad adeguarsi alle esigenze del soggetto carente di autonomia, in relazione alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa. Lo strumento permette all'amministratore di intervenire non solo riguardo ai meri interessi materiali, ma anche per quanto riguarda decisioni attinenti alla tutela della salute dell'amministrato.

Invalidità civile e indennità di accompagnamento

Il requisito minimo per la qualifica di invalido civile è essere affetti da malattie e menomazioni permanenti e croniche, sia di natura fisica che psichica ed intellettiva, che riducono la capacità lavorativa della persona in misura non inferiore ad un terzo (superiore al 33%). Il grado di invalidità è determinato da una tabella approvata con decreto del Ministro della Sanità 5 febbraio 1992. 

 

Ecco i benefici a seconda della percentuale di invalidità (per soggetti di età compresa fra i 18 e i 65 anni): meno di 33%: non invalido. Nel verbale si riporta questa dicitura: "assenza di patologia o con una riduzione delle capacità inferiore ad 1/3". Invalido con riduzione permanente della capacità lavorativa in misura superiore ad 1/3 - dal 34%: concessione gratuita di ausili e protesi previsti dal nomenclatore nazionale; dal 46%: oltre al punto precedente, iscrizione alle liste di collocamento mirato; dal 50%: oltre ai punti precedenti, congedo straordinario per cure, se previsto dal CCNL, invalido con riduzione permanente della capacità lavorativa in misura superiore ai 2/3 - dal 67%: oltre ai punti precedenti, esenzione parziale del pagamento del ticket per visite specialistiche, esami ematochimici e diagnostica strumentale. Resta da pagare la quota fissa per la ricetta; invalido con riduzione permanente della capacità lavorativa con invalidità pari o superiore al 74% - dal 74%: oltre ai punti precedenti, erogazione dell'assegno mensile se in possesso dei requisiti richiesti, anche in termini di reddito. Possibilità di richiedere l'ape sociale; invalido con totale e permanente inabilità lavorativa - 100%: oltre ai punti precedenti, escluso l'assegno mensile, erogazione della pensione di inabilità nel rispetto dei limiti reddituali ed esenzione anche del ticket farmaci.

L’indennità di accompagnamento è un sostegno economico statale pagato dall’Inps, previsto dalla legge 11 febbraio 1980, n.18 per le persone dichiarate totalmente invalide e/o incapaci di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore, oppure incapaci di compiere gli atti quotidiani della vita in ragione di gravi disturbi della sfera intellettiva, psichica e cognitiva, addebitabili a forme avanzate di stati patologici (sentenza n.1268 del 2005). Quel e/o dipende dal fatto che mentre per le persone aventi fra i 18 e i 65 anni occorre che sia certificato un grado di invalidità civile pari al 100%, per i minorenni e gli ultrasessantacinquenni tale percentuale non è necessaria, non potendo dimostrare e presumere dai suddetti una capacità al lavoro. L'indennità di accompagnamento viene corrisposta per 12 mensilità a prescindere dall'età dell'invalido e dal reddito suo e del suo nucleo familiare, e non è tassata. L'indennità di accompagnamento non può essere percepita da chi è ricoverato​ presso istituti la cui retta è pagata dallo Stato o da un Ente pubblico. 

Idoneità alla guida

I requisiti minimi di idoneità fisica e mentale per la guida di un veicolo a motore sono stabiliti dall'articolo119 del Codice della Strada. Esso prevede la presentazione di una certificazione medica, rilasciata dal medico di medicina generale e da eventuali medici specialisti, ai fini del rilascio della patente di guida, per il rinnovo di validità di quest'ultima, e quando é emesso uno specifico provvedimento di revisione della patente, ai sensi dell'articolo 128 del Codice della strada. Tale certificazione deve attestare il possesso dei requisiti di idoneità fisica e psichica stabiliti dagli articoli da 319, 320, 321, 323, 324, 326, 327, 328 e 329 del D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495. In particolare:

Per l'alcol: la patente di guida non deve essere rilasciata ne' rinnovata al candidato o conducente che si trovi in stato di dipendenza dall'alcool o che non possa dissociare la guida dal consumo di alcool. La patente di guida può essere rilasciata o rinnovata al candidato o conducente che si sia trovato in stato di dipendenza dall'alcool, al termine di un periodo constatato di astinenza, previa valutazione della Commissione medica locale. La validità della patente, in questi casi non può essere superiore a due anni.

Per le sostanze psicotrope, stupefacenti e medicinali: la patente di guida non deve essere rilasciata ne' rinnovata al candidato o conducente che faccia uso di sostanze psicotrope o stupefacenti, qualunque sia la categoria di patente richiesta. Abuso o consumo abituale di medicinali: la patente di guida non deve essere ne' rilasciata ne' rinnovata al candidato o conducente che abusi o faccia uso abituale di qualsiasi medicinale o associazione di medicinali nel caso in cui la quantità assunta sia tale da avere influenza sull'abilità alla guida. La relativa valutazione della sussistenza dei requisiti di idoneità psicofisica per la guida di veicoli a motore e' demandata alla Commissione medica locale. La validità della patente, in questi casi non può essere superiore a due anni.

Per i disturbi psichici: la patente di guida non è né rilasciata né rinnovata al candidato o conducente: colpito da turbe psichiche gravi congenite o acquisite in seguito a malattie, traumi o interventi neuro chirurgici; colpito da ritardo mentale grave; colpito da turbe del comportamento gravi della senescenza o da turbe gravi della capacità di giudizio, di comportamento e di adattamento connessi con la personalità, salvo nel caso in cui la domanda sia sostenuta dal parere di un medico autorizzato ed eventualmente sottoposta a un controllo medico regolare salvo i casi che la commissione medica locale può valutare in modo diverso avvalendosi, se del caso, della consulenza specialistica. La validità della patente, in questi casi non può essere superiore a due anni.

Capacità genitoriali


Per competenza genitoriale si intende la capacità da parte delle figure che accudiscono il bambino di essere un buon genitore. La competenza genitoriale è un complesso di abilità psico-sociali che include la capacità di rispondere ai bisogni sia fisici che emotivi del bambino, strutturando con lui/lei una solida relazione affettiva di attaccamento. La competenza genitoriale è spesso chiamata in causa, nel contrasto tra coppie separate, ove le parti richiedono l’affido esclusivo per via di una asserita incapacità dell’ex-partner nell’assolvere le funzioni genitoriali. La consulenza disposta dal Giudice andrà ad accertare tutti gli aspetti caratterizzanti il ruolo genitoriale e il benessere primario del minore. In particolare il tecnico verrà chiamato a rispondere ad una serie di quesiti come per esempio: la qualità della relazione tra i singoli genitori e i figli minori, la capacità genitoriale di mettere al primo posto i bisogni e il supremo interesse del minore, la capacità di contenere la conflittualità di coppia evitando di non coinvolgervi i figli; la capacità di preservare la relazione tra il figlio e l’altro genitore favorendone gli incontri e la costruzione del legame; la capacità di non intaccare il ruolo e l’immagine dell’altro genitore agli occhi del figlio; la capacità di rappresentare una risorsa per il minore utile a supportarlo e preservarlo dalle conseguenze della separazione; la valutazione dello stato psichico del genitore e quanto questo possa compromettere le sue funzioni genitoriali.


Danno biologico psichico e mobbing


Il danno biologico è definito come la lesione dell'integrità psicofisica accertabile dal medico. Cioè, il danno biologico è un danno alla salute dell'individuo. Qualsiasi lesione o alterazione patologica, nel corpo o nella mente, costituisce un danno biologico. Il danno psichico è il danno biologico che interessa la psiche (o la mente) dell'individuo. Appartiene alla categoria dei danni non patrimoniali, cioè dei danni che non interessano il patrimonio del soggetto. 

Il danno psichico pertanto può essere definito come una lesione della salute psichica

dell'individuo, nell'alterazione patologica dell'integrità psichica e dell'equilibrio della personalità. Il danno è provocato da un evento traumatico di natura dolosa o colposa, e limita notevolmente ed in maniera prolungata il regolare svolgimento della vita quotidiana. Il danno psichico viene accertato, attraverso apposita consulenza valutativa, da un medico psichiatra. Il presupposto del danno psichico, infatti, è l’insorgenza di una condizione psicopatologica, suscettibile di accertamento medico-legale di tipo psichiatrico. Il risarcimento del danno biologico di natura psichica può essere richiesto a seguito di eventi di natura traumatica come ad esempio: una menomazione fisica, il lutto, lo stalking, il mobbing.


In particolare il mobbing viene definito come una serie di comportamenti vessatori e persecutori, deliberatamente voluti e ripetuti nel tempo, messi in atto dal datore di lavoro, dai superiori o dai colleghi (in ambito lavorativo) o da un famigliare (in ambito domestico) in maniera subdola o palese, allo scopo di espellere la vittima dall’ambiente di lavoro o di mortificarla. Le conseguenze psicopatologiche del mobbing in genere sono: la comparsa di sintomi emotivi quali ansia, depressione, attacchi di panico, vissuti di isolamento, di inutilità, di colpa, di insicurezza, di disistima, ossessioni e depersonalizzazione; comparsa di sintomi psico-somatici quali: cefalea, vertigini, tachicardia, disturbi gastrointestinali, alterazioni del sonno, delle funzioni sessuali; disturbi del comportamento quali: tendenza alla passività, mancanza di appetito, gesti auto o etero aggressivi, abuso di alcol o farmaci.

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