E i farmaci?
È una delle prime preoccupazioni che le persone portano in studio, e la trovo del tutto comprensibile.
I farmaci non sono l'unica risposta, né la risposta automatica. In molti percorsi non servono affatto. In altri possono fare la differenza tra riuscire a funzionare e non riuscirci — non perché "aggiustino" qualcosa dall'esterno, ma perché riportano il sistema nervoso in una condizione in cui la persona può lavorare su sé stessa, dormire, pensare, relazionarsi.
Quando una terapia farmacologica viene proposta, lo è sempre con una spiegazione chiara: cosa si intende ottenere, per quanto tempo, con quali possibili effetti. E sempre con la possibilità di discuterne, fare domande, cambiare idea.
L'obiettivo non è creare dipendenza da un farmaco — è aiutare la persona a stare meglio, con o senza di esso.